Consultazioni, dal secondo giro può spuntare l’esplorativo a Casellati

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Sergio Mattarella concederà altro tempo, ma non troppo e soltanto se i protagonisti della politica sapranno meritarlo. In particolare Luigi Di Maio e Matteo Salvini, nella loro qualità di vincitori, dovranno presentarsi domani al Quirinale con degli elementi tali da far ben sperare il Capo dello Stato.

Ad esempio, garantendo he una trattativa tra loro è già avviata e sta sviluppandosi costruttivamente; oppure assicurando che questo negoziato ancora non inizia, però entro pochi giorni loro due si vedranno e sarà la volta buona per chiarirsi; o ancora, spiegando al padrone di casa in che modo pensano (contro ogni aspettativa) di rimettere in gioco il Pd. In altre parole, avranno l’onere di giustificare una dilazione ulteriore. E se invece dal prossimo giro di colloqui non dovesse emergere alcunché?

La novità delle ultime ore, di cui sul Colle nessuno vuol dare conferma, sa un po’ di ultimatum. Dinanzi a leader fermi immobili sulle rispettive posizioni, inchiodati ai soliti giochi tattici, dunque incapaci di garantire sbocchi concreti, Mattarella potrebbe decidere che l’attesa è stata sufficiente e passare dunque alla fase successiva, quella degli incarichi. O meglio, dei pre-incarichi. Che consisterebbero nel convocare all’inizio della prossima settimana Salvini oppure Di Maio. Ma c’è anche chi scommetterebbe su un mandato esplorativo alla neo Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Nei palazzi si sospetta che il leader della Lega voglia far trascorrere tre settimane di vuoto pneumatico per arrivare al voto del 29 aprile in Friuli Venezia Giulia, dove si prevede che la Lega strapperà un trionfo. In modo sancire l’irrilevanza di Berlusconi e chiudere l’accordo con i Cinque stelle da posizioni più vantaggiose.

Ecco: con l’Italia che attende un governo, sono tatticismi cui Mattarella non pare intenzionato a prestarsi. Del tutto escluso un terzo giro di colloqui. E se i leader dichiareranno la propria impotenza, oppure lo stallo verrà sancito dai pre-incarichi, non resterà che l’ultima risorsa in grado di evitare una sedia vuota dell’Italia ai summit Ue (decisivo quello del 28 giugno) dove si deciderà di euro e immigrazione: un governo del presidente, l’ennesimo, che tutti dicono di non gradire. E sono ancora in tempo per evitare.

Servizio tratto da La Stampa di Torino di oggi