Rutelli: Ostia non va abbandonata, guai ad affibbiarle il marchio di Suburra

Ostia

Non è la Scampia di Gomorra. Non è la Corleone di Riina. Ostia è Ostia. E’ il simbolo non unico, molte zone del Mezzogiorno le somigliano, della politica che ha fallito, che si è trasformata in potere marcio, che ha finto di non capire, che ha cercato di non vedere, che s’è adagiata nelle convenienze e nelle connivenze.

Relegando questa costola di Roma a teatro drammatico. Eccola Ostia, grumo di vergogna e paura. In cui la malavita si appropria della scena e s’infila nelle vite delle persone privandole del diritto di libertà, di serenità e di agibilità e questo lo può fare non perché mancano gli anticorpi nella cittadinanza, che è strapopolata di persone perbene, ma perché lo Stato non c’è stato (anche se ora cerca di correre ai ripari) e le istituzioni si sono eclissate nel nulla che viene sempre riempito dal peggio.

Il problema sono dunque i 5 mila voti (9 per cento) di Casapound? Magari fosse così. Ostia e Nuova Ostia, con i suoi caseggiati popolari e lo sfascio dentro e fuori, ha paura degli Spada, come dei Triassi, come dei Fasciani, come di ogni altro clan che nei decenni ha imposto il suo controllo territoriale, perché maniglie sane, presidi di legalità, fonti di speranza sono mancate o non ce l’hanno fatta a combattere contro un sistema che vince violentemente per mancanza degli altri giocatori in campo.

Ecco perché Ostia non va abbandonata a se stessa, ecco perché i cittadini perbene di Ostia non vanno lasciati soli. Dope le elezioni, come invita a fare anche Francesco Rutelli, tutti dovremo collaborare per risollevare Ostia, perché sia mo tutti suoi cittadini.

Il servizio di Mario Ajello è tratto dal Messaggero di oggi.

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