Domenica Germania alle urne: si teme l’estrema destra terza forza

Germania alle urne

I primi a chiederselo sono i vertici della Csu, sorella bavarese della Cdu, il partito della cancelliera, che a tre giorni dal voto non nascondono la loro preoccupazione: il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) è forte, molto più forte di quanto i sondaggi non intercettino. «Abbiamo paura che arrivi al 20 per cento».

Non è come per i Länder dell’Est, dove gli estremisti di AfD puntano su un mix di disagio, scontento e invidia sociale nei confronti dell’Ovest più ricco e arrogante. Qui la strategia è diversa, e si riassume in un paio di slogan elettorali che campeggiano per le strade nella periferia di Monaco: «Chi vota Csu, poi si ritrova la Merkel », o anche «Franz Joseph Strauss (mitico e indimenticato governatore della Baviera) oggi voterebbe AfD». Niente a che vedere con Hitler e con le nostalgie neonazi – che pure in origine vengono proprio da queste verdi valli -. Qui l’AfD punta all’elettore anziano della Csu, quello della prima ora, quello che da sempre vede in Frau Merkel un’estranea, e nei migranti dei nemici.

Servizio tratto da La Stampa di Torino di oggi

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Freccero: Luigi perfetto perché senza carisma, rassicura il pubblico

freccero

«Luigi Di Maio è perfetto». Non ci poteva essere candidato migliore, per le logiche proprie del M5S, secondo Carlo Freccero, filosofo dei media, membro del CdA Rai per volontà dei grillini, a cui lui però, per onestà intellettuale e libertà di pensiero, non risparmia nulla.

Perché è perfetto, Di Maio?
«Perché è l’uomo medio, è il Carlo Conti del Festival di Sanremo applicato alla politica. Un uomo con cui tutti si possono identificare, comprensibile a chiunque. Lo definirei un software interscambiabile».

Nel senso che si adatta a qualsiasi idea?
«Ma certo. La forza di Di Maio è di non avere teorie. Lo dimostra come è facile per lui cambiare idea, dal referendum sull’euro allo Ius soli. Ma per questo è comprensibile per tutti, per quel Movimento che cresce, si evolve, vuol partecipare in prima persona alla gestione comune della politica: rappresenta sia il pubblico della tv, sia l’opinione di Internet. Non incarna la politica dei leader e delle élite ma degli uomini qualunque nel reality di Grillo che non mette in scena le star ma punta i riflettori direttamente sul pubblico».

Servizi tratti da La Stampa di Torino di oggi

Di Maio candidato unico e sette figuranti: brilla solo la stella di Luigino

Luigi Di Maio

Ambizioso, sveglio, ben educato, persino bellino, senza preparazione, storia e idee politiche che non siano state vidimate da Grillo e rivisitate dalla Casaleggio Associati, il trentunenne Luigi Di Maio è di fatto il primo candidato premier dell’epopea vincente e opaca del Movimento Cinque Stelle.

Alle sgangherate primarie grilline parteciperà anche qualche altro figurante, ma la strada è tracciata. Il «movimento- partito-spersonalizzato» diventa personale. E chi meni davvero le danze è difficile da capire.

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Salvini gli impedisce di intervenire e Umberto Bossi se ne va da Pontida

Umberto Bossi

Freud in salsa verde Lega: l’uccisione del padre. Simbolica, certo, ma non meno cruenta. Il figlio, Matteo Salvini, elimina il genitore politico, Umberto Bossi.

Di mamma Lega, del resto, è già padrone da un pezzo. Sicché questa Pontida 2017 sarà ricordata come la prima senza Bossi, che pure ci ha sempre comiziato, tanto che nel 2004, quando ebbe il malore, la festa non si fece proprio. Invece stavolta non solo il Fondatore non è salito sul palco, ma da lì nessuno l’ha mai ricordato. Bossi non l’ha presa bene: «È il segnale che devo andarmene».

Anche lui evita di nominare Salvini: «Racconta balle. Non mi aspetto niente da uno che ha tradito il Nord». Che i due avessero rotto, non è una notizia. Che se lo dicano così, sì. 

L’intervista a Umberto Bossi è tratta dal Messaggero di Roma di oggi.

Di Maio accetta di correre da premier, ma nella base monta la protesta

Di Maio candidato

Questo è il momento di Luigi Di Maio, preparato per anni. È lui il grande favorito. Anche perché uno sfidante ufficiale ancora non c’è. La ricerca di un’antagonista all’interno del M5S è convulsa.

Fra meno di una settimana, in occasione della convention annuale a Rimini, si incoronerà il vincitore della corsa interna ai Cinque Stelle. La corrente ortodossa è in pressing da giorni per convincere il suo leader, Roberto Fico, a sfidare il delfino Di Maio. È l’avversario naturale per le visioni divergenti del Movimento, per «la rabbia – confida chi gli è vicino – che in questi mesi ha trattenuto a stento» guardando l’evoluzione del mondo pentastellato. Fico, però, nutre dei dubbi. E non gli piace la nuova regola secondo la quale il candidato premier diventerà anche il «capo della forza politica». Ma è troppo tardi per protestare, gli hanno fatto notare i tanti che lo hanno chiamato nelle ultime ore: «Semmai, potresti cambiarla dopo aver vinto contro Luigi». Se Fico si dovesse sfilare, intorno a lui sono in molti a essere pronti a lanciarsi nella sfida. Chi per erodere il consenso di Di Maio, chi per ottenere visibilità sul proprio territorio in vista delle prossime parlamentarie.

Articolo tratto da La Stampa di Torino di oggi.

Regole ad hoc per Di Maio e alle primarie 5 Stelle sì anche agli indagati

Di Maio

Per le primarie che serviranno a incoronare Luigi Di Maio candidato premier le regole fornite dal blog della Casaleggio associati sono infine arrivate, ma sono regole che stanno accendendo malumori fortissimi in quel che resta della base (specialmente a Roma), e preludono a tanti possibili ricorsi.

Il primo punto clamoroso è che il Movimento rinuncia al suo presupposto fondativo, che è scritto nell’articolo 7 del regolamento, e gli ha consentito in questi anni di gridare «onestà onestà» nelle piazze: i candidati del Movimento devono essere «incensurati e non avere in corso alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque sia la natura del reato ad essi contestato». Qualunque sia la natura del reato contestato. Norma cancellata, zac, non esiste più: ora gli indagati si possono candidare.

L’articolo di Jacopo Iacoboni è tratto da La Stampa di oggi

Sicilia / Tribunale accoglie ricorso di un escluso, sospeso il voto dei 5 Stelle

Sicilia 5 Stelle

In Sicilia i fatti sono semplici: ieri mattina l’elezione online che ha incoronato Giancarlo Cancelleri è stata sospesa da un’ordinanza del tribunale di Palermo. Il tribunale ha accolto il ricorso di un escluso – Mauro Giulivi, difeso dagli avvocati Lorenzo Borrè e Riccardo Gentile – e rinviato la causa al 18 settembre per l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei candidati classificatisi in posizione utile per entrare in lista. Nell’ordinanza depositata dalla quinta sezione del tribunale civile palermitano – la sezione specializzata «in materia d’impresa»: è interessante che le controversie riguardanti il Movimento azienda lì vengano assegnate – la giudice stabilisce sostanzialmente tre punti. Giulivi, uno storico militante della Sicilia, è stato escluso da Casaleggio-Grillo prima del voto sul presupposto che nei suoi confronti pendesse un provvedimento disciplinare, perché non avrebbe voluto firmare un documento sottopostogli come condizione per candidarsi.

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La rabbia dei romani: Negli States c’è Irma, qui abbiamo Virginia

uragano virginia irma

A Roma nessuna quiete dopo la tempesta. Solo caos nella città della sindaca Virginia Raggi.

Ieri mattina il piazzale di Cinecittà, senza semafori, era presidiato da 15 pattuglie dei vigili urbani. Sottopassi in diverse zone della città impraticabili e traffico in tilt come sulla Tiburtina, all’altezza di via del Tecnopolo e a lungotevere in Sassia. Chiusa per allagamento via Tor Bella Monaca. Disagi enormi nella zona sud, all’Infernetto, che come al solito si è trasformato in una enorme piscina.

Adelaide Lisarelli sottolinea che da due anni «non vengono a pulire le strade». Stessa situazione dall’altra parte della Cristoforo Colombo, a Casal Palocco. Una situazione «da evacuazione» dicono gli abitanti.

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